Archeomatica 3 2010 - Page 1 - Archeomatica numero 3 2010 Anno I - Numero III settembre 2010s ArcheomaticA UN’ESPERIENZA SENSORIALE: I COLORI DELL’ARA PACIS RISPARMIO ENERGETICO: È LA VOLTA DEI MUSEI DALLA GESTIONE ETICA SEMANTIC WIKI PER LA PROTEZIONE DEI BBCC L’EVOLUZIONE DELL’IMMAGINE: DALLA PITTURA RUPESTRE ALL’ENERGIA AUTOPOIETICA Tecnologie per i Beni Culturali RILEVARE E RENDERE VISIBILI I TESORI NASCOSTI È un destino strano, ma inarrestabile, quello della deperibilità della documentazione informatizzata del Patrimonio Culturale. In particolar modo, colpisce le opere d’arte immobili, soggette ad una forte accelerazione del degrado, che anch’esso, a sua volta, si accanisce con la sua irreversibilità ambientale, geologico- strutturale e antropica. Abbiamo perso molto tempo per mettere a punto le migliori tecnologie destinate a documentare il patrimonio, abbiamo avuto possibilità di sperimentarle in situazioni reali, sul campo, prima e dopo eventi disastrosi, a costi bassi o a costi altissimi, con elevata accuratezza o con la ridotta approssimazione dettata dalle enormi quantità in ballo, ma ancora non siamo partiti e, quel che è peggio, riusciamo difficilmente a sfruttare le informazioni acquisite. Dall’inizio dell’epoca digitale, alle soglie di questo millennio, in circa trent’anni, abbiamo effettuato investimenti che ci hanno consentito di confermare le capacità degli esperti italiani tra le maggiori del mondo per la conservazione del patrimonio culturale. Tuttavia, dediti ad inseguire mille rivoli dispersivi dei sistemi informativi e innovative modalità di acquisizione dati, non abbiamo ancora completato un sistema che contenga la documentazione, lo stato di vulnerabilità e la distribuzione geografica del rischio dell’intero patrimonio culturale, prima che esso scompaia. La capacità di fare innovazione contempla la gestione dell’ordinario, senza perdere di vista l’obiettivo primario di produrre il dato, in qualsiasi forma sia esso acquisito, cartaceo, fotografico o puramente digitale, come nel caso della documentazione della vulnerabilità del patrimonio. Oggi annoveriamo numerose sperimentazioni, sebbene nessuna di esse sia estensivamente applicata, allo scopo di portare a compimento la necessaria opera di documentazione di un patrimonio non più in grado di superare le sfide del tempo. Molti sistemi informativi sono stati realizzati e poi dismessi per vetustà, spesso con perdita anche del dato contenuto. Il periodo del ciclo d’innovazione delle tecnologie informatiche va dai tre ai cinque anni; il periodo burocratico, che comprende la progettazione, la procedura di gara, l’aggiudicazione, la realizzazione, il collaudo e l’avvio a regime di un sistema, richiede spesso più tempo del ciclo d’innovazione, portando così qualsiasi investimento a vanificarsi, perché già vecchio al momento della sua nascita. Possiamo recuperare questa tendenza, riconfigurando i tempi in modo da estendere la fase di progettazione, per forza di cose adeguata allo stato di avanzamento delle tecnologie al momento della sua conclusione, recuperando poi drasticamente sui tempi di realizzazione e avvio in servizio. Per fare questo, non bisogna tralasciare un punto chiave, che dovrebbe assumere un carattere omogeneo e unitario in tutta l’Unione Europea: la pronta disponibilità delle necessarie forze economiche e finanziarie, la cui erogazione, durante la realizzazione di un sistema, dovrebbe essere vincolata ai meri tempi tecnici dei trasferimenti di fondi nei sistemi bancari. Il nostro Paese, ultimo in Europa per i lunghissimi tempi di pagamento dalle Pubbliche Amministrazioni ai privati, aveva, tempo fa, posto un limite a qualsiasi appalto pubblico, quello della conferma della disponibilità dei fondi prima del lancio della gara. Non ci sono scuse, quindi, per tali lungaggini, probabilmente motivate da un fraudolento sistema bancario. Infatti, una direttiva europea del 2000, recepita dall’Italia nel 2002, obbliga lo Stato a rispettare i termini di pagamento, pur essendo fortemente indebolita dalla necessità di ricorrere al giudice per ottenere il riconoscimento di quanto previsto in materia di sanzioni per i ritardi; ciò è, pertanto, difficilmente perseguibile dalle imprese, sia per gli elevati costi e le lungaggini dei tribunali, sia per non perdere la possibilità di futuri contratti. L’indagine “European Payment Index 2010”, condotta da Intrum Justitia (Epi), offre un dato allarmante: la perdita sui crediti in Europa ammonta a 300 miliardi di euro, l’equivalente cioè dell’intero debito pubblico della Grecia. L’European Payment Risk Index si colloca a quota 155, un numero che indica un rischio alto e la necessità di ricorrere a un pronto intervento. Le principali economie europee, come Francia e Germania, si attestano al di sotto della media (rispettivamente a 150 e 153), mentre l’Italia è a quota 163, peggio anche di Lituania e Slovenia. In media le fatture in Europa vengono pagate dopo 52 giorni, ma il dato italiano è più che doppio, 117 giorni, pari a circa quattro mesi, peggio anche di Grecia (108 giorni), Spagna (103) e Portogallo (97), i tre paesi sotto l’attacco della speculazione internazionale. Non ci potrà più essere innovazione, quella vera che si ottiene dalla sinergia tra mondo dell’industria, della ricerca e della pubblica amministrazione, senza sciogliere innanzitutto il nodo finanziario, in special modo per le Tecnologie applicate ai Beni Culturali. RENZO CARLUCCI DIRETTORE EDITORIALE direttore@archeomatica.it EDITORIALE TECNOLOGIA CON BUROCRAZIA SENZA ECONOMIA DOCUMENTAZIONE 6 Rilevare e rendere visibile l’invisibile. Documentazione 3D e multi-spettrale per la fruizione di capolavori artistici DI FABIO REMONDINO E ANNA PELAGOTTI RESTAURO 12 Il patrimonio culturale audiovisivo: il restauro digitale DI DESIRÈE SABATINI MUSEI 20 I colori dell’Ara Pacis. Storia di un esperimento DI ORIETTA ROSSINI 26 Musei illuminati: una ricerca dell’Associazione Civita DI MASSIMO MISITI 30 Musealizzazione Virtuale. Esperienzedirilievoemodellazione3Dper un allestimento interattivo e accessibile da Web - DI G. TUCCI, F. ALGOSTINO, V. BONORA, L. BUCALOSSI, D. CINI, L. FIORINI, A. NOBILE, L. MENCI, F. CECCARONI, D. BIANCHINI, M. GHEZZI DIRETTORE RENZO CARLUCCI DIRETTORE@ARCHEOMATICA.IT DIRETTORE RESPONSABILE MICHELE FASOLO MICHELE.FASOLO@ARCHEOMATICA.IT COMITATO SCIENTIFICO MAURIZIO FORTE BERNARD FRISCHER SANDRO MASSA MAURA MEDRI MARIO MICHELI STEFANO MONTI FRANCESCO PROSPERETTI FRANCESCA SALVEMINI REDAZIONE FULVIO BERNARDINI REDAZIONE@ARCHEOMATICA.IT GIOVANNA CASTELLI GIOVANNA.CASTELLI@ARCHEOMATICA.IT ELENA LATINI ELENA.LATINI@ARCHEOMATICA.IT SANDRA LEONARDI SANDRA.LEONARDI@ARCHEOMATICA.IT AMALIA RUSSO AMALIA.RUSSO@ARCHEOMATICA.IT DOMENICO SANTARSIERO DOMENICO.SANTARSIERO@ARCHEOMATICA.IT MARKETING E DISTRIBUZIONE ALFONSO QUAGLIONE A.QUAGLIONE@ARCHEOMATICA.IT ArcheomaticA Vista assonometrica dello spaccato 3D del modello complessivo di punti della Cappella Buontalenti, realizzato durante il Primo Corso di Perfezionamento in “Geomatica per la Conservazione dei Beni Culturali”organizzato dal Laboratorio di Geomatica del Dipartimento di Costruzioni e Restauro dell’Università degli Studi di Firenze. Tecnologie per i Beni Culturali Anno 1, N° 3 - settembre 2010 IN QUESTO NUMERO Gli articoli firmati impegnano solo la responsabilità dell’autore. È vietata la riproduzione anche parziale del contenuto di questo numero della Rivista in qualsiasi forma e con qualsiasi procedimento elettronico o meccanico, ivi inclusi i sistemi di archiviazione e prelievo dati, senza il consenso scritto dell’editore. RUBRICHE 18 AGORÀ Notizie dal mercato 44 AZIENDE E PRODOTTI Soluzioni allo stato dell’arte 56 RECENSIONI In profondità senza scavare 58 EVENTI ARTE E SCIENZA 34 L’epoca della Salvezza. La storia delle immagini tra arte, scienza e teknè: il cammino comune da raccontare DI AMALIA RUSSO FORMAZIONE 38 Il rilievo integrato: occasione di approfondimento ed aggiornamento professionale - DI G. TUCCI, V. BONORA, A. CONTI, L. FIORINI, A. NOBILE SCHEDE TECNICHE 42 ART-TEST,AltaTecnologiaperlostudioelaconservazione delle opere d’arte GUEST PAPER 46 Semantic Wiki for the protection, emergency management and knowledge of cultural heritage - DI ERIQ LECLERCQ, MARINETTE SAVONNET EU AND WORLD HERITAGE 50 Siti Patrimonio Mondiale UNESCO e innovazione tecnologica: alcune esperienze italiane DI TIZIANA BRASIOLI DIFFUSIONE E AMMINISTRAZIONE TATIANA IASILLO DIFFUSIONE@ARCHEOMATICA.IT VIALE CRISTOFORO COLOMBO, 436 00145 ROMA TEL. 06.62.27.96.12 FAX. 06.62.20.95.10 WWW.ARCHEOMATICA.IT EDITORE A&C2000 S.R.L. Archeomatica è una testata registrata al Tribunale di Roma con il numero 395/2009 del 19 novembre 2009 ISSN 2037-2485 PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE DANIELE CARLUCCI DANIELE@ARCHEOMATICA.IT STAMPA FUTURA GRAFICA 70 VIA ANICIO PAOLINO, 21 00178 ROMA CONDIZIONI DI ABBONAMENTO La quota annuale di abbonamento alla rivista è di € 45,00. Il prezzo di ciascun fascicolo compreso nell’abbonamento è di € 12,00. Il prezzo di ciascun fascicolo arretrato è di € 15,00. I prezzi indicati si intendono Iva inclusa. Per abbonarsi: www.archeomatica.it HANNO COLLABOTATO A QUESTO NUMERO: F. Algostino, D. Bianchini, V. Bonora, T. Brasioli, L. Bucalossi, F. Ceccaroni, D. Cini, A. Conti, L. Fiorini, M. Ghezzi, E. Leclercq, L. Menci, M. Misiti, A. Nobile, A. Pelagotti, F. Remondino, O. Rossini, D. Sabatini, M. Savonnet, G. Tucci 6 ArcheomaticA N° 3 settembre 2010 DOCUMENTAZIONE UN ALTRO MODO È POSSIBILE Spesso i capolavori artistici sono fragili e non possono essere resi disponibili al grande pubblico con disinvoltura. Eppure devono poter essere visti e fruiti dal maggior numero di persone possibile, perché solo così assolvono ad un compito importante: divulgare e tramandare alle generazioni future la conoscenza e l’arte passata. Una soluzione può essere quella di affidarsi ad un intermediario, come può essere un modello digitale metrico o una riproduzione 3D foto-reali- stica, che non ha ovviamente tutti i pregi dell’originale, ma che può comunque comunicare alcuni dei suoi contenuti e può aiutare ad avvicinare e comprendere l’opera in modo diverso, mostrandola sotto nuovi punti di vista. Se al rilievo 3D della struttura visibile si associano poi indagini multi- spettrali che rivelano dettagli invisibili all’occhio umano, queste indagini scientifiche aumentano la conoscenza e la possibilità di fruizione del bene artistico, nonché la valen- za delle indagini di conservazione e restauro. LA NECROPOLI ETRUSCA Le tombe etrusche di Cerveteri e Tarquinia, patrimonio dell’umanità UNESCO dal 2004, sono arrivate fino a noi con un viaggio durato secoli, ma trovano proprio ora le condizio- ni più difficili perchè la loro esistenza continui e le pitture parietali non si dissolvano a causa delle attuali condizioni ambientali, climatiche e di inquinamento atmosferico. Nella necropoli di Tarquinia, le tombe note sono circa sei- mila, di cui più di un centinaio dipinte. Sono per la mag- gior parte camere scavate nella roccia tufica, sormontate da tumuli e accessibili attraverso un dromos. Il nucleo più prestigioso della necropoli, che risulta per questo aspet- to la più importante del Mediterraneo, è costituito da una serie straordinaria di tombe dipinte, definita da M. Pallot- tino, uno dei massimi studiosi della civiltà etrusca, il pri- mo capitolo della storia della pittura italiana. L’arte di decorare con pitture i sepolcri delle famiglie aristocratiche è documentato anche in altri centri, ma solo a Tarquinia RILEVARE E RENDERE VISIBILE L'INVISIBILE DOCUMENTAZIONE 3D E MULTI-SPETTRALE PER LA FRUIZIONE DI CAPOLAVORI ARTISTICI di Fabio Remondino, Anna Pelagotti Rilievi metrici tridimensionali (3D) e indagini multi-spettrali rappresentano un aiuto insostituibile per documentare, conservare, restaurare e comunicare il patrimonio culturale. Un progetto interdisciplinare tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, la Fondazione Bruno Kessler di Trento e la ditta Art-Test sas di Firenze ha portato alla realizzazione di un modello 3D multi-risoluzione e multi-spettrale per la documentazione e la visualizzazione di una delle tombe etrusche più belle della Necropoli di Tarquinia, sepolcro attualmente visibile solo in parte ai visitatori attraverso una porta di vetro. La ricostruzione virtuale e le indagini multi-spettrali sono state recentemente inserite in una mostra multimediale sugli Etruschi, in corso a Bruxelles fino ad aprile 2011. Tecnologie per i Beni Culturali 7 il fenomeno assume dimensioni così ampie, spettacolari e continuate nel tempo: è infatti attestato dal VII al II sec. a.C., cioè per quasi tutta la durata della vita della città to- scana. Gli affreschi rappresentano la vita reale del popolo etrusco (figura 1) e accompagnavano il defunto nel suo per- corso ultraterreno con colori splendidi, scene quotidiane, saluti e commiati, richiamando ai valori e alle abitudini di una civiltà grandiosa ancora in parte avvolta dal mistero. Di tutte le tombe dipinte, solo una decina sono visibili al pub- blico, sebbene dietro una porta a vetri intesa a proteggere il micro-clima interno. Con un progetto pilota, realizzato grazie ad una colla- borazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, la Fondazione Bruno Kessler di Trento e la ditta Art-Test sas, è stato realizzato un modello digitale 3D multi-risoluzione e multi-modale di una delle tombe sottorranee più significative e più belle della Necro- poli di Tarquinia: la tomba della Caccia e delle Pesca. La tomba, rinvenuta nel 1873 e datata intorno al 520-510 a.C., è composta da una tomba e due stanze assiali (ciascuna di circa 5x5x2 metri) con soffitto a doppio spiovente, entram- be completamente ricoperte da pitture murali e normal- mente non accessibili ai visitatori, ma visibili in parte al di là di una porta a vetri. IL RILIEVO 3D Il rilievo e la documentazione 3D sono stati realizzati uti- lizzando uno scanner laser a tempo di volo, vista la ne- cessità di restituire un modello geometrico a risoluzione millimetrica uniformemente in tutte le parti della tomba. Per l’esterno della tomba sono state fatte dieci stazioni di presa con una risoluzione geometrica media di 1 cm, men- tre per l’interno (dromos e stanze) sono state necessarie tredici stazioni a 4 mm di risoluzione. Dopo la registrazione delle nuvole di punti, il modello geometrico è stato tex- turizzato con circa 160 immagini HDR ad alta risoluzione (24 Mega pixel), acquisite impiegando luci fredde al neon, per evitare la crescita di muffe e funghi sulle pareti umide della tomba. Inoltre, per ottenere la restituzione di un’illu- minazione omogenea all’interno della tomba, le immagini sono state calibrate radiometricamente. LE INDAGINI CON IMMAGINI MULTI-MODALI Per indagare, in modo completamente non invasivo, la na- tura dei materiali utilizzati per le pitture parietali delle tombe di Tarquinia, sono state realizzate indagini multi- spettrali e multi-modali su alcune aree preventivamente selezionate in collaborazione con i restauratori. Si parla di indagini multi-spettrale quando si rilevano segna- li in zone diverse dello spettro elettromagnetico, come per esempio il visibile e l’infrarosso, mentre di indagini multi- modali quando si registrano fenomeni diversi tra loro, come per esempio la riflessione delle radiazioni provenienti da una sorgente esterna o l’emissione di radiazione per fluo- rescenza. Le indagini multi-spettrali realizzate prevedono l’acquisi- zione di immagini tramite una telecamera scientifica raf- freddata, che consente lunghi tempi di esposizione man- tenendo un ottimo rapporto segnale-rumore, e una serie di filtri interferenziali (figura 3a). Le acquisizioni sono esegui- te con lampade illuminanti con spettro di emissione nella regione dell’Ultravioletto, del Visibile e dell’Infrarosso. Per ogni banda spettrale, e quindi per ogni filtro usato, vie- ne registrata la quantità di radiazione raccolta. Tutte le immagini (mono-cromatiche) acquisite, devono essere poi registrate e allineate per indagini diagnostiche. Questo tipo di indagini risultano tanto più accurate quan- to più fittamente viene campionato il segnale luminoso in Figura 1 - Dettagli delle pitture parietali della Tomba della Caccia e Pesca di Tarquinia rappresentanti scene di vita quotidiana. 8 ArcheomaticA N° 3 settembre 2010 ingresso al rivelatore, e quindi, quante più bande vengono investigate. Nella pratica si deve considerare anche la fina- lità con la quale si effettuano le indagini multi-spettrali ed il tempo operativo a disposizione. Con le indagini multi-spettrali si raccolgono dunque infor- mazioni sulle proprietà dei materiali, ciascuno dei quali presenta infatti una caratteristica curva di emissione per fluorescenza e di riflettenza nel visibile e nell’infrarosso. Dal momento che materiali diversi assorbono, riflettono e emettono per fluorescenza in modo caratteristico, l’imma- gine di fluorescenza che si ottiene irraggiando con raggi ultravioletti, ad esempio, può servire per differenziare ed evidenziare taluni materiali presenti, anche quando questi appaiano molto simili alla vista. La scelta delle parti da indagare è caduta sulle porzioni in peggior stato di conservazione, ovvero dove le pitture erano incomplete perché in parte svanite o cadute insieme all’intonaco, nella speranza di riuscire a recuperare alcuni dei tratti non più visibili della decorazione parietale, come già realizzato ad esempio nella Tomba dei Demoni Azzur- ri di Tarquinia. Le indagini multi-spettrali in questa tomba hanno fatto emergere alcuni dettagli scomparsi alla vista dell’occhio umano e hanno permesso di ricostruire alcune delle figure degradate della tomba. Per la Tomba della Caccia e della Pe- sca, in accordo con i restauratori e la Sovrintendenza, sono state indagate quat- tro piccole aree. L’indagine multi-spettrale più completa è stata effettuata sull’area in figura 3b, dove sono acquisite un totale di ventuno immagini, con illuminazione dall’ul- travioletto all’infrarosso. Con i dati a disposizione si sono ricercate, in base agli spettri di emissione e riflessioni ri- levati, le caratteristiche dei materiali presenti. Il risultato più eclatante è stata la documentazione di una scena con pitture evidentemente già danneggiate in epoca etrusca. È cosa nota che le tombe venissero aperte in occasione di sepolture successive dei membri della stessa famiglia. L’in- dagine multi-spettrale ha rilevato per la prima volta, per quanto di nostra conoscenza, come probabilmente in occa- sione di queste ‘riaperture’ venissero anche effettuati dei lavori di restauro delle pitture che si fossero eventualmen- te già danneggiate. L’analisi dei dati relativi a questa area ha permesso infatti di rilevare la presenza di due materiali rossi, che presentano una composizione chimica legger- mente diversa, dal momento che le loro curve di riflettanza e di emissione per fluorescenza sono diverse tra loro, anche se appaiono visivamente molto simili. A questo proposito si veda in figura 4 come il particolare della stoffa che cinge i fianchi dell’uomo, ma anche altre zone nell’area inquadra- ta, risultino composte da stesure di materiali con diverso comportamento spettrale, pur essendo indistinguibili ad occhio nudo. Si può quindi ipotizzare che siano stati appo- sti in tempi distinti. Una di queste stesure, è stata realizzata dove era già pre- sente una lacuna nell’intonaco, come è ben documentato Chiesa di S. Maria della Carità (AP) - Uno dei panorami della facciata, la Figura 2 - Alcune viste del modello 3D fotorealistico e una sezione del rilievo della Tomba della Caccia e Pesca nella necropoli Etrusca di Tarquinia. Tecnologie per i Beni Culturali 9 Figura 3 - La strumentazione (camera CCD raffreddata, lampade e filtri interferenziali) per l’acquisizione delle immagini multi-spettrali (a). Una delle aree campione scelte per le indagini diagnostiche non invasive (b). Figura 4 - Immagine di fluorescenza (a) e infrarosso falso colore (b) dell’area indagata. Mappa tematica con in rosso le aree di restauro eseguite verosimilmente in epoca etrusca e riscontrate grazie all’analisi multi-spettrale (c). (b) (a) (c) (b) (a) dal rilievo 3D nella zona corrispondente. Da questo possia- mo dedurre come sia stata stesa dopo che la lacuna nell’in- tonaco si era già formata e quindi verosimilmente a distan- za di un periodo di tempo rilevante. Questo risultato è un esempio tipico di come certe con- clusioni si possano trarre soltanto integrando tra di loro tecniche di rilievo e di indagine. Avere a disposizione poi metodologie quantitative 2D e 3D, come quelle applicate in questo caso, consente anche di avere dati metrici corretti e calibrati, che possono venire quindi confrontati con appli- cazioni su altre opere o a distanza di tempo. Un’altra metodologia, denominata ‘analisi segnali deboli’, ha consentito di rilevare tracce di pitture apposte in zone dove probabilmente era già caduto l’intonaco ma che sono successivamente svanite. Un esempio è riportato nel det- taglio della figura 5: in quello che è attualmente visibile (figura 5b) si nota come il profilo del braccio teso del pe- scatore sia svanito alla vista. Ma grazie al multi-spettrale Figura 5 - Un’ulteriore area con pittura parietale indagata con la tecnica multi-spettrale (a). In b) l’immagine visibile di un dettaglio, in c) l’immagine relativa all’indagine “analisi segnali deboli”. Nell’immagine multi-spettrale si notano due linee più chiare (delimitate da due linee rosse per chiarezza) che delineano il braccio sinistro del pescatore, ora non più visibili all’occhio umano. (a) (b) (c) 10 ArcheomaticA N° 3 settembre 2010 Figura 6 - La digitalizzazione e vettorializzazione degli affreschi parietali per la catalogazione delle figure dipinte e del degrado esistente. Figura 7 - Il geo-browser per la contestualizzazione geografica e 3D degli insediamenti Etruschi in Italia realizzato in collaborazione con Graphitech per la mostra multimediale “Etruschi in Europa” di Bruxelles. Tecnologie per i Beni Culturali 11 si notano bene i limiti del braccio sinistro del pescatore. Essendo presente attualmente una lacuna nell’intonaco, si può concludere che queste linee furono tracciate quando già l’intonaco era caduto e sono quindi da considerarsi pro- dotto di un restauro eseguito in epoca etrusca. Le metodologie applicate hanno dunque permesso non solo la documentazione dello stato attuale della tomba, e quin- di la generazione di un modello virtuale metrico, esplora- bile in remoto e in grado di arricchire le possibilità di visita di un ambiente che non può essere reso sempre accessibile al pubblico, ma anche la raccolta di informazioni di gran- de interesse scientifico, che possono essere di aiuto per la comprensione della storia e il restauro di questa importan- te testimonianza del nostro passato. L’utilizzo di dati 3D e immagini ad alta risoluzione ha an- che permesso la digitalizzazione e vettorializzazione degli affreschi parietali per la catalogazione delle figure dipinte e del degrado esistente (figura 6). Oltre che a fini di restauro e conservazione, queste po- tenzialità e risultati sono stati utilizzati sia per creare un documentario illustrativo della campagna di lavoro nella tomba che ha partecipato alla rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, sia per realizzare un vi- deo proiettato al museo archeologico di Tarquinia e fuori della tomba che mostra le pareti dipinte normalmente non visibili al visitatore e sia come materiale multimediale per la mostra ‘Etruschi in Europa’, allestita all’interno del Mu- seo del Cinquantenario, a Bruxelles. La mostra, realizzata in collaborazione con Historia, accanto alle vetrine con i reperti archeologici della collezione propria del museo, of- fre la possibilità di viaggiare virtualmente nel mondo etru- sco. Grazie ad un geo-browser, realizzato in collaborazione con Graphitech, si visualizzano in 3D gli insediamenti etru- schi presenti in tutta Italia (figura 7). Per mezzo di un tour virtuale si entra poi all’interno della Necropoli di Cerveteri e si visitano le singole tombe lungo la via Sepolcrale. Infi- ne alcuni importantissimi oggetti delle più ricche collezioni etrusche sono visibili in 3D senza che sia stato necessario spostarli dalla loro collocazione abituale, ma grazie alle speciali riprese e agli occhialini anaglifici forniti all’in- gresso dell’esposizione. La grande affluenza di visitatori e l’entusiasmo dei ragazzi che visitano la mostra lascia ben sperare per la possibilità di aumentare questo tipo di espe- rienze all’interno dei Musei e dei siti archeologici RIFERIMENTI Art-Test sas, www.art-test.com Fondazione Bruno Kessler, www.fbk.eu Fondazione Graphitech, www.graphitech.it Historia, www.historiaweb.it RINGRAZIAMENTI Si ringraziano Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, Alessandro Rizzi, Stefano Girardi, Giorgio Agugiaro (FBK Trento), Matteo Rapanà (Università di Trento), Luciano Marras (Art-Test), Giorgio Baratti (Uni- versità di Milano), Raffaele de Amicis, Daniele Magliocchet- ti e Gabrio Girardi (Graphitech). ABSTRACT Surveying and making visible the invisible This contribution reports the collaborative work between the So- printendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, FBK Trento and Art-Test for the multi-resolution and multi-spectral 3D surveying and documentation of one of the most beautiful under- ground grave in Tarquinia (“Hunting and Fishing” tomb, composed of two rooms spanning approximately 5x5x2 m each one), decorated with wall paintings which seem to have undergone restoration al- ready at Etruscan times. PAROLE CHIAVE 3D, laser scanning, indagine multispettrale, modello fotorealistico. AUTORI FABIO REMONDINO FONDAZIONE BRUNO KESSLER (FBK) 3D OPTICAL METROLOGY UNIT TRENTO, ITALIA REMONDINO@FBK.EU HTTP://3DOM.FBK.EU ANNA PELAGOTTI CNR-INO FIRENZE, ITALIA ANNA.PELAGOTTI@INO.IT WWW.INO.IT BIBLIOGRAFIA Barni, M., Pelagotti,A., Piva,A., 2005,• Image processing for the analysis and conservation of paintings: opportunities and challenges, IEEE Signal Processing Magazine, Vol 22(5). Marras, L., Pelagotti, A., Castaldi, M., Carmagnola, R.,• Adinolfi, G., 2009, La Signora dei Demoni Azzurri, Archeo, ottobre 2009, pp. 80-85. Pelagotti, A., Del Mastio, A., De Rosa, A., Piva, A., 2008,• Multispectral imaging of paintings: a way to material identification, IEEE Signal Processing Magazine, Special Section - Signal Processing in Visual Cultural Heritage, Vol 25(4), pp. 27-36. Remondino F., Rizzi, A., 2010,• Reality-based 3D documentation of natural and cultural heritage sites – Techniques, problems and examples, Journal of Applied Geomatics, Vol.2(3), pp. 85-100.
Archeomatica 3 2010 - Page 1
Archeomatica 3 2010 - Page 2
wobook